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Lavori con il turismo slow?  Ecco cosa posso fare per te!

Resort La Francesca veduta

Arte e natura in un’oasi verde sul mare delle Cinque Terre

Stavolta vi invito a un walking tour speciale, in un luogo assolutamente fuori dal comune: il parco di 15 ettari del Resort La Francesca di Bonassola, situato sul mare delle Cinque Terre, nella storica località La Francesca, presente già nella mappa di Matteo Vinzoni del 1722. Durante il percorso, che in questo caso non sarà organizzato per tappe precise, ma sarà più fluido del solito, in modo da lasciar spazio a dei momenti di scoperta in autonomia, avremo l’occasione di ammirare una serie di bellissime opere d’arte a cielo aperto, abbracciate dal verde delle piante e dai colori dei fiori di un immenso e favoloso giardino in cui a farci da cicerone sarà nientemeno che un elfo.

Le Cinque Terre: storie che si perdono nella notte dei tempi

Quando si passeggia tra i vicoli pittoreschi dei borghi delle Cinque Terre e si ammira quel paesaggio unico in cui le aspre rocce sembrano essere emerse dal mare portando in superficie i mille colori del magico mondo sottomarino, si fa fatica a immaginare che un tempo qui non ci fosse altro che il rumore del mare che s’infrangeva sugli scogli tra i quali riecheggiava il verso dei gabbiani in volo sopra la vegetazione selvaggia. Sebbene la zona fosse abitata sin dalla preistoria, fu verso l’anno Mille che le popolazioni della Val di Vara, incoraggiate dal venir meno della minaccia saracena, decisero di superare lo spartiacque della catena costiera per stabilirsi in modo permanente sul litorale dove avrebbero fondato quei borghi che oggi sono ammirati in tutto il mondo e sono Patrimonio dell’umanità UNESCO.

Alla ricerca del vero volto della Liguria

Per scoprire questo territorio unico andando oltre la sua classica immagine da cartolina abbiamo voluto trovare un modo per poterlo vivere nel modo più naturale possibile, un modo per toccare con mano la sua anima. Abbiamo cercato una vacanza che esulasse nettamente dagli schemi del solito turismo di massa e che ci permettesse di confrontarci col vero carattere di questa terra.

Quel carattere che prima di farti vedere uno scorcio di mare ti porta a percorrere un’antica strada tortuosa e immersa nei boschi un tempo – neanche poi tanto lontano – bersaglio degli attacchi dei briganti, che ti fa ammirare dei pini che crescono quasi in orizzontale sui declivi a mare, che ti inebria del profumo di mille fiori, ma per farteli annusare ti fa camminare in salita. Un luogo dove il mare cristallino, la spiaggia stupenda e perfino il pesto fatto a mano nel mortaio ti ricordano di non dover mai dare per scontato nulla di tutto ciò. Se te lo stai godendo vuol dire che te lo sei meritato perché hai saputo aprire la mente verso un modo di viaggiare e di vivere diverso, lento, ecosostenibile, umano.

Al Villaggio La Francesca: una vacanza rigenerante e fuori dal comune

Questo luogo speciale è il resort La Francesca, situato a Bonassola in un parco di 15 ettari che partendo dalla scogliera arriva fino al crinale della montagna e comprende 55 abitazioni tra villette e appartamenti, ma anche un’infinità di piante e di fiori e non solo: le sfumature rosse e verdi di certe pietre ci ricordano che il territorio nasconde un sottosuolo ricco di minerali dagli effetti benefici dove sono presenti ben sei miniere di rame di cui sono tuttora ben visibili le imboccature di tre.

Un’impresa eroica

Un’oasi naturale che nasce da un sogno visionario, quello di Gloria Bortolotti De Poli, giornalista e scrittrice che non ancora trentenne, nel 1953 s’innamorò di questo pezzo di costa dal fascino aspro ma irresistibile. “All’epoca per raggiungere La Francesca da Milano ci volevano otto ore di macchina lungo strade strette, tortuose e trafficate”, racconta Marco De Poli, figlio della signora Gloria e oggi titolare della struttura insieme alla moglie Giovanna. “Ricordo tuttora bene il mio primo viaggio a La Francesca. Avevo nove anni e dopo ore e ore di tornanti, quando abbiamo superato anche il passo del Bracco, giungere alla strada, sempre tortuosa ma sgombra che scendeva a Levanto, sembrava una liberazione. Per raggiungere il mare dal bivio della Casa Gialla ci venne in aiuto un contadino aprendo un varco con la roncola nella sterpaglia quasi impenetrabile”, prosegue il signor Marco. “Quando nel 1958 si decise di tracciare la strada, c’era della gente in fila sul crinale che osservava i lavori aspettando che la ruspa rotolasse giù da un momento all’altro, cosa che fortunatamente non avvenne”.

Le “impervie vie” che circondavano La Francesca, non hanno però scoraggiato i temerari pellegrini che sin dai tempi più antichi attraversavano il suo territorio percorrendo la via Francigena da cui dervierebbe anche il nome della località, presente già nella mappa di Matteo Vinzoni del 1722.

Walking tour all’interno del parco de La Francesca

Se abbiamo deciso di calcare le orme dei pellegrini, lo facciamo anche nel senso concreto del termine, camminando. Le nostre macchine possono riposare nelle comode aree parcheggio mentre noi ci spostiamo all’interno del parco a piedi per raggiungere il ristorante, il campo da tennis, la spiaggia, o qualsiasi altra area del villaggio.

La Francesca: un museo open air

Durante queste nostre passeggiate noteremo spesso delle meravigliose opere d’arte, presenti un po’ ovunque all’interno del parco. Scovarle e ammirarle diventa così una piacevolissima caccia al tesoro. Senz’altro una delle opere d’arte più importanti che incontreremo è la Deposizione di Timo Bortolotti, una scultura in marmo, alta 110 cm., situata in uno dei punti più suggestivi del parco. Timo Bortolotti, padre di Gloria, la fondatrice de La Francesca, e nonno di Marco, è stato un importante scultore bresciano, nato nel 1884 a Darfo.

Camminando sui sentieri del villaggio, possiamo incontrare diverse altre opere dell’artista che nel 1930 esponeva per la prima volta alla Biennale di Venezia e sette anni dopo veniva insignito del premio Grand Prix all’Expo di Parigi. La Canzone Marinara (1936), in bronzo, realizzata per la mostra dei marinai in congedo ai Navigli di Milano, Nike (1938), in pietra porfidica, esposta alla Galleria di Roma nel 1941, così come la Lavandaia (1934), in terracotta, sono tutte opere di Bortolotti che ci aspettano all’interno di questa oasi verde.

Galleria La Colonna

Il nostro tour all’insegna dell’arte non finisce certo qui. Presso La Francesca possiamo anche calarci nelle atmosfere delle gallerie milanesi degli anni ’50, facendo un salto addirittura alla storica Galleria La Colonna, la cui fornace rappresentava un importante punto di riferimento per un gruppo di artisti legati dal comune spirito di ricerca. Qui incontriamo Dodi Bortolotti, figura di spicco della scultura milanese del periodo. Sorella di Gloria e zia di Marco, Dodi nel 1953 esponeva come unica scultrice insieme ad artisti del calibro di Renato Guttuso e Aligi Sassu. Di Dodi sono presenti alla Francesca Il Bevitore, bassorilievo in ceramica policroma, la serie in ceramica Fiaschi, esposta alla X Triennale di Mialno nel 1954, la serie di formelle in cotto Mani che lavorano, oltre a due grandi sculture in legno d’ulivo, intreccio giocoso di animali e umani di fantasia.

La mostra a cielo aperto della Francesca è arricchita anche delle opere di Maurizio Benassi, scultore nato nel 1938 a Castelfranco Emilia, nel Modenese, di Maddaleni, originale artista naif e di Monika, artista di origini tedesche e autrice del batik Fiori e frutti della Francesca, che accoglie gli ospiti all’arrivo.

Piante favolose: in giro con l’elfo tra le bellezze del parco della Francesca

Ad accompagnarci durante la nostra passeggiata alla scoperta delle piante e dei fiori della Francesca è qualcuno che i segreti di questo gigantesco parco li conosce molto bene e che ci si presenta così:

“Ciao, mi chiamo Elfior, e sono l’elfo dei fiori e delle piante della Francesca. Sarò io a farvi vedere le piante più interessanti del villaggio.”

Pini marittimi

La prime piante che l’elfo ci invita a osservare sono gli splendidi pini marittimi che rappresentano la varietà di alberi più numerosa alla Francesca. “Guardateli, questi alberi sono dei campioni di sport estremi. Svettano in cima a delle rocce altissime e quasi del tutto spoglie, sfidando ogni principio della fisica: non si capisce come le loro radici riescano ad aggrapparsi a quel terreno ostico, così come non si spiega come possano restare in piedi arroccati in quella posizione spaventosamente precaria”, si chiede Elfior mentre lo seguiamo con lo sguardo saltare su un ramo.

“Purtroppo il pino marittimo ha un brutto nemico, un parassita proveniente dal Marocco che si chiama Matsucoccus feytaudi e vive sulla corteccia da cui succhia la linfa”, continua l’elfo dall’alto. “Per guarire gli alberi, Marco e Giovanna hanno attuato un piano strategico sperimentale, unico in Italia, con l’aiuto degli studiosi dell’ENEA, praticando ad ogni albero una forte cura endoterapica. Ora gli alberi stanno meglio, grazie al trattamento la malattia sembra arrestata e pian piano i pini stanno elabroando degli anticorpi per essere in grado di difendersi da soli.”

I pini marittimi alla Francesca sono tanti, e scopriamo grazie a Elfior che anche loro sono degli esseri viventi socievoli, infatti, hanno un linguaggio che conesente loro di interagire, di comunicare. “Guardate qua!” L’elfo ci indica il tronco di un albero morto che però si ergeva in un punto panoramico del villaggio, da cui poteva vedere anche il mare. “Però era da solo, gli altri pini erano troppo distanti da lui, per questo si è ammalato e purtroppo non ce l’ha fatta. Anche i pini hanno bisogno di relazioni sociali, altrimenti si ammalano di solitudine esattamente come gli umani o gli elfi.”

Ruta

“Lo sentite questo aroma forte nell’aria?” ci domanda a un certo punto l’elfo dopo aver ripreso la passeggiata. “È la ruta. Visto che non vorrei che vi preoccupaste, vi porto subito a conoscerla. Lei è nota come l’erba contro la paura. Vi insegno una piccola magia che tempo fa era molto praticata: per farsi aiutare nelle difficoltà si usava mettersi in tasca alcune foglie di ruta. Se poi si scopriva che questa pianta cresceva spontanea nell’orto di casa era un sicuro segno di buon auspicio”.

Elicriso

Dopo pochi passi, quando Elfior ci domanda nuovamente se sentiamo un aroma speciale nell’aria, ci viene quasi il dubbio che ci stia prendendo per il naso, nel senso letterale del termine. Ma no, è tutto vero: c’è un nuovo aroma diffuso nell’aria, stavolta quello dell’elicriso.

“Se senti questo profumo, non puoi sbagliarti neanche a occhi chiusi: è sicuro che ti trovi da qualche parte sui sentieri lungo la costa. E se apri gli occhi, vedrai i vivaci fiori gialli della pianta, molto intensi all’inizio dell’estate, ma presenti anche durante la stagione secca, anche se un po’ appassiti.”

Santolina ligustica

Dopo aver percorso un altro tratto di sentiero e un altro ancora, affrontando tornanti che solcavano la pineta, a un certo punto l’elfo ci chiede: “Lo sapete dove siamo, vero?” “Certo, siamo alla Francesca, no?” gli rispondiamo in coro. “Bravi! Ma cosa fareste se vi perdeste da qualche parte fuori dalla Francesca? Niente panico, ecco la soluzione: vedendo questa pianta, sapreste con certezza di trovarvi in un ristretto tratto di costa spezzina tra Deiva e Monterosso, caratterizzata da rocce verdi ricche di magnesio. Vi presento la santolina ligustica, pianta endemica di questo territorio.” L’elfo strofina un rametto tra le dita facendocelo annusare: ha un profumo gradevolissimo, infatti anche la santolina, dalle tante fogliette suddivise in segmenti appuntiti noti come lacinie, è una pianta aromatica impiegata sia per alleviare le punture di insetti che per purificare la pelle.

Salsapariglia

Mentre ci distraiamo nell’annusare il rametto, Elfior sparisce. Dopo un po’ sentiamo però che ci chiama da una zona dalla vegetazione foltissima, dicendoci di raggiungerlo. Proviamo ad avvicinarci, ma dopo qualche passo ci dobbiamo arrendere: in quel punto la macchia è praticamente impenetrabile.

“Lo sapete perché non ce la fate a raggiungermi? Salsapariglia!”

“Salsapariglia? Cos’è, un’imprecazione di voi elfi?”

“No, ma potremmo adottarla anche a quello scopo, in effetti. La salsapariglia è questa pianta rampicante che vedete avvinghiarsi con i suoi viticci a tutto, alle altre piante, agli alberi, io l’ho visto arrampicarsi anche sui raggi di sole. Il risultato è che forma un reticolo intricatissimo dove solo gli elfi possono passare. In compenso durante la primavera cerca di farsi perdonare con dei ciuffi di fiori bianchi molto carini che poi diventano queste bacche durante l’estate. E anche se sembra una pianta arrabbiata, in realtà ha i germogli commestibili e anche piuttosto gustosi”.

Erica arborea

Una volta uscito dalla “giungla”, l’elfo raggiunge saltellando un piccolo cespuglio e si mette a scuoterlo energicamente liberando una grande nuvola di fiori simili ai fiocchi di neve.

“Ho fatto una piccola magia. Questa è l’erica arborea, una delle prime specie a fiorire alla fine dell’inverno. Ora siamo in piena estate e la pianta fiorisce solo fino a maggio, ecco perché ho avuto bisogno di una magia per farvi vedere questo spettacolo di fiocchi bianchi. Ma anche la pianta ha qualcosa di magico, è buona per fare tante cose: i bachi da seta venivano spesso posti sui suoi rami per ottenere i bozzoli, il suo legno rossiccio serviva per costruire dei fornelli da pipa, della sua ceppa si ricavava dell’ottimo carbone e i suoi rami venivano usati per fare scope, ma anche la copertura per le capanne.”

Rosa canina

Ormai abbiamo capito che andare in giro con Elfior comporta una sorpresa dopo l’altra, così, quando ci chiede se sappiamo quale pianta fosse arrivata qui per prima, già sorridiamo aspettandoci l’ennesimo trucchetto da elfo monello. Come si potrebbe mai sapere una cosa del genere? Invece il nostro amico elfo non scherza: alla sua domanda impossibile esiste una risposta verosimile.

“Le vedete queste belle rose? Sono i fiori della rosa canina, la rosa selvatica per eccellenza, l’antenata delle rose coltivate, utilizzata come portainnesto per le rose ornamentali. È una pianta pioniera: dove trova delle zone abbandonate dalle coltivazioni o dai pascoli, lei le colonizza. Quindi, dove le vedi crescere, è probabile che sia arrivata lei per prima.”

“Ma perché si chiama rosa canina? Piace mica ai cani?”

“Probabilmente ai cagnolini piace anche, ma il motivo è un altro. Secondo Plinio Il Vecchio un soldato romano fu guarito dalla rabbia con un decotto delle radici di questa pianta.”

Ginepro coccolone

Dai cani alle coccole: alla fine della nostra passeggiata l’elfo ci presenta ancora il ginepro coccolone che ha, a tutti gli effetti, un aspetto coccoloso, ma deve il suo nome ai suoi galbuli di dimensioni superiori a quelli del ginepro rosso.

Quando si fa sera, ci aspetta una succulenta cena presso il Ristorante Rosadimare.

Dopo la lunga giornata in giro tra le piante della Francesca, anche Elfior è stanco, così decide di sistemarsi su uno dei rami panoramici del suo pino preferito da cui può godersi il tramonto in santa pace. Quando il sole viene inghiottito dalle mille sfumature arancioni dell’orizzonte che lasciano la scena alla sagoma scura di una nave blu che avanza lentamente sul mare, Elfior si addormenta perdendosi in un bel sogno popolato da fiori.

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