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In questo articolo andiamo nell’entroterra savonese, a scoprire il paese di Altare, famoso per l’arte del vetro.

Ascolta l’articolo nel podcast:

Osservando un coloratissimo vaso di vetro, oggetto artistico delle storiche vetrerie di Altare, si ha l’impressione di vedere in esso lo splendido paesaggio in cui s’immerge questo comune.

Si notano l’azzurro cristallino del mare che da queste alture s’intravede come un sogno quasi inarrivabile, il rosa e l’arancione delle case tipicamente liguri del centro, e il verde intenso dei boschi che circondano il paese.

Il paesaggio di Altare

Altare si trova nella Val Bormida savonese, esattamente dove s’incontrano le Alpi e gli Appennini: la Bocchetta di Altare, un importante valico conosciuto già dai Romani, è proprio il punto di demarcazione tra queste immense catene montuose.

Intorno al 1880 vennero costruiti alcuni forti, ormai abbandonati, come il Forte Cascinotto e il Forte Tecci, all’epoca sede dell’Osservatorio meteorologico-sismico della Fortezza di Altare.

Visita al Museo dell’Arte Vetraria

Arriviamo in paese attraversando una caratteristica galleria a una sola corsia, sopra la quale svetta una scritta coloratissima che recita: “Benvenuti ad Altare, città del vetro”.

Ad Altare si viene quasi sicuramente per visitare il Museo dell’Arte Vetraria o comunque per partecipare agli eventi legati al vetro. Il più importante di questi è senz’altro il festival Altare Glass Fest, che ogni estate coinvolge grandi e piccini nel magico mondo di questo materiale delicato e versatile. 

In certi momenti dell’anno è possibile assistere all’accensione delle fornaci e osservare da vicino il lavoro dei maestri vetrai. Io una volta ho visto uno di loro tirare fuori dal fuoco una mandria di piccoli cavalli, trasparenti come l’acqua.

Villa Rosa, un gioiello Liberty

La visita al Museo regala emozioni ancor prima di entrare: la preziosa e fragile collezione vetraria dimora infatti in uno splendido palazzo Liberty. Villa Rosa, progettata da Nicolò Campora, è la più rappresentativa e stilisticamente coerente tra le palazzine liberty sorte ad Altare all’inizio del 1900.

Spostando lo sguardo dalle decorazioni architettoniche alle opere in esposizione, possiamo ammirare tantissimi oggetti, sia artistici che di uso quotidiano. Bicchieri di importanti produttori come Bormioli, ma anche vasi coloratissimi e uno stravagante coniglio color castagna.

Nel 2019 l’allestimento si è arricchito di una curiosissima collezione di oggetti ad uso chimico e farmaceutico realizzati ad Altare a partire dal 1856. Boccette da laboratorio, beute, palloni, matracci, imbuti: oggetti che vantano un notevole valore scientifico e che rappresentano tutto ciò che un alchimista possa sognare. 

Le prime fornaci per la lavorazione del vetro si accesero in paese nell’undicesimo secolo, mentre un centinaio di anni dopo furono i monaci benedettini a dedicarsi all’arte vetraria, che poi si diffuse al punto da attrarre qui numerosi artigiani da tutta Italia.

Bernardo Perotto, l’eccellenza altarese in Francia

In paese ci sono ancora degli anziani che ricordano i tempi in cui nel porto di Savona si aspettava lo sbarco delle materie prime come il fondente, e si facevano partire i manufatti verso città lontane, a volte addirittura a bordo di piccole galee a noleggio.

Perfino quando ci specchiamo, ci può venire in mente questo grazioso paese ligure: nel Seicento fu infatti l’altarese Bernardo Perotto a perfezionare il metodo di produzione di specchi, in particolare di quelli grandi.

Il vetraio altarese emigrato in Francia, divenne celebre per aver inventato una tecnica innovativa, grazie alla quale creava delle lastre di vetro di grandi dimensioni utilizzando il metodo della colata.

Purtroppo però la sua invenzione suscitò l’invidia di alcuni concorrenti francesi, uno dei quali, la Manifacture royale riuscì a far togliere i permessi e le concessioni all’attività di Perotto facendo sì che la sua vetreria fosse costretta a chiudere i battenti.

In cambio gli venne riconosciuto il contentino di una pensione vitalizia che lui prese ancora per pochi anni prima di morire.

Cos’altro vedere: Altare e le sue chiese

In un comune che si chiama Altare, non può certo mancare la visita ad alcune belle chiese, prima fra le quali la seicentesca Parrocchiale di Sant’Eugenio.

La chiesa più antica del paese però è l’ex parrocchiale della Santissima Annunziata. Eretta verso la metà del XII secolo dai monaci benedettini, era dedicata a Sant’Eugenio. Dopo mezzo secolo di incuria, nel 1650 fu il vetraio altarese Matteo Buzzone a ricostruirla, dedicandola alla Santissima Annunziata.

Altro gioiello della vita religiosa altarese è l’Oratorio di San Rocco di fine Cinquecento, inizialmente dedicato al protettore dei vetrai, San Filiberto Abate, per poi venire intitolato a San Rocco dopo la debellazione delle pestilenze.

Quando la nostra gita finisce, siamo certi di lasciare il paese in buone mani: San Filiberto Abate vigilerà su questo microcosmo fatto di infiniti cristalli che riflettono i colori liguri. 

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